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Dagli scarti di carbonio nasce Raimante: l’innovazione vicentina arriva alla Venice Design Week

Enrico Raimondo, imprenditore di Montecchio Maggiore, ha sviluppato un materiale brevettato che recupera gli sfridi delle lavorazioni in fibra di carbonio. Prestazioni dichiarate vicine al 90% di quelle del materiale vergine, nove brevetti e applicazioni che spaziano dalla moda all’automotive. Il progetto, sostenuto da Matech, è in mostra a Venezia fino al 18 ottobre.

La fibra di carbonio è uno dei materiali simbolo dell’industria ad alte prestazioni. Leggera, resistente e versatile, viene utilizzata nell’automotive, nello sport, nell’aerospazio e in numerose applicazioni tecnologiche. Ma la sua lavorazione produce anche scarti difficili da valorizzare, soprattutto quando il materiale viene tagliato per ottenere componenti dalle forme complesse.

È da questo problema che nasce Raimante, il materiale sviluppato e brevettato da Enrico Raimondo, artigiano e imprenditore di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza. L’idea consiste nel recuperare i ritagli delle lavorazioni in fibra composita, in particolare carbonio, e riassemblarli attraverso un processo che consente di ottenere una nuova superficie utilizzabile per realizzare prodotti di design e componenti destinati a diversi settori industriali.

Il risultato viene presentato alla Venice Design Week 2026, in programma dal 9 al 18 ottobre, grazie alla collaborazione con Matech, centro specializzato nei materiali innovativi del Galileo Visionary District.

L’aspetto più interessante non è soltanto estetico. Raimante rappresenta un tentativo di trasformare un costo di smaltimento in una nuova materia prima, con possibili ricadute economiche per le aziende che lavorano i compositi.

Quando lo scarto diventa una risorsa industriale

Nelle lavorazioni della fibra di carbonio, una parte del materiale viene inevitabilmente eliminata durante il taglio. Questi residui sono chiamati sfridi e possono essere difficili da recuperare, soprattutto quando si tratta di materiali compositi destinati ad applicazioni tecniche.

Secondo Raimondo, gli scarti del taglio possono rappresentare mediamente il 20% del materiale di partenza nelle lavorazioni a cui si riferisce la sua esperienza. Il dato non va interpretato come una percentuale universale valida per ogni processo industriale: la quantità effettiva dipende dalla geometria dei componenti, dalla tecnologia utilizzata e dall’organizzazione della produzione.

È però sufficiente a evidenziare un problema economico. Se un’azienda impiega 100 chilogrammi di materiale e ne scarta 20 durante il taglio, quei 20 chilogrammi rappresentano una risorsa già acquistata che non entra nel prodotto finale.

A questo costo si aggiungono quelli legati alla gestione e allo smaltimento dei residui. La tecnologia sviluppata a Montecchio Maggiore punta a recuperare almeno una parte di questo valore, trasformando i ritagli in un materiale utilizzabile per nuove produzioni.

L’innovazione non consiste nel produrre altra fibra di carbonio, ma nel dare una funzione industriale a quella che esiste già e rischia di essere scartata.

Come funziona Raimante

Il processo brevettato da Raimondo utilizza ritagli di fibre composite, che vengono assemblati in una struttura dall’aspetto irregolare, simile a un mosaico. La particolarità è che il recupero avviene senza modificare chimicamente o strutturalmente le fibre di partenza, secondo quanto descritto nella presentazione ufficiale del progetto.

Questo approccio distingue Raimante da alcune tecnologie di riciclo che puntano a separare le fibre dalle matrici attraverso trattamenti termici o chimici. Nel caso di Raimante, invece, il materiale recuperato viene valorizzato attraverso una nuova configurazione.

La superficie che ne deriva presenta una trama non uniforme, nella quale ogni pezzo contribuisce a creare un disegno differente. Quello che in una produzione tradizionale potrebbe essere considerato un limite estetico diventa così una caratteristica del prodotto.

Il materiale può essere utilizzato per realizzare accessori, oggetti e superfici destinate a diverse applicazioni.

La presentazione ufficiale della Venice Design Week segnala inoltre la possibilità di produrre Raimante in rotoli attraverso un processo industriale automatizzato. È un elemento rilevante: passare dal singolo manufatto artigianale a una produzione ripetibile rappresenta una delle condizioni necessarie per servire clienti industriali.

Prestazioni vicine al carbonio vergine: cosa significa il 90%

Uno dei dati comunicati in occasione della presentazione riguarda le prestazioni del nuovo materiale. Raimante raggiungerebbe quasi il 90% delle prestazioni della fibra di carbonio vergine.

È un’indicazione promettente, ma richiede una precisazione tecnica. Le prestazioni di un materiale composito non possono essere riassunte in un unico parametro. Possono riguardare, per esempio, resistenza alla trazione, rigidità, comportamento agli urti o altre caratteristiche meccaniche.

Questo non riduce l’interesse del progetto. Per numerose applicazioni nel design, nella moda e negli accessori, infatti, non è necessario raggiungere gli stessi requisiti di un componente aerospaziale o strutturale.

Il vantaggio potenziale consiste nell’utilizzare un materiale recuperato che conserva caratteristiche di leggerezza e resistenza adeguate alla destinazione d’uso.

Dalle borse alle scarpe, fino all’automotive di lusso

Le prime applicazioni mostrano la versatilità della tecnologia. Tra i prodotti realizzati figurano borse, zaini, calzature, bottiglie e accessori per la tavola, comprese bacchette per il sushi.

Oggetti differenti, accomunati dall’utilizzo di un materiale che unisce proprietà tecniche ed estetica riconoscibile. Ma il progetto sta esplorando anche settori nei quali il valore dei materiali innovativi può essere particolarmente elevato.

Raimondo ha annunciato una sperimentazione nell’oreficeria, avviata con un’azienda del comparto, e una collaborazione consolidata con un importante marchio dell’automotive di lusso. Il nome del marchio automobilistico non è stato comunicato.

Queste collaborazioni suggeriscono un possibile percorso di sviluppo: partire da prodotti artigianali e applicazioni di design per arrivare a forniture specialistiche destinate a imprese di maggiori dimensioni. Il passaggio, tuttavia, richiede capacità produttiva, controllo della qualità e continuità delle forniture.

Per un materiale innovativo, la vera sfida commerciale non è soltanto dimostrare che può funzionare, ma garantire risultati ripetibili su scala industriale.

Nove brevetti e una rete di fornitori locali

Il progetto si inserisce in un percorso di ricerca e sperimentazione che Raimondo porta avanti da oltre dieci anni. L’imprenditore dichiara di detenere nove brevetti e due marchi registrati, sviluppati nell’ambito delle proprie attività.

Non tutti questi titoli devono necessariamente riferirsi al solo Raimante: il dato riguarda il patrimonio di proprietà intellettuale dichiarato dall’imprenditore. Per la realizzazione dei prodotti, spesso personalizzati, l’azienda collabora con una rete di fornitori locali.

È un modello che valorizza la specializzazione manifatturiera del territorio vicentino. La tecnologia nasce dall’intuizione di un singolo imprenditore, ma il suo sviluppo richiede competenze che comprendono lavorazione dei compositi, progettazione, finiture e produzione.

Il caso dimostra come un’impresa artigianale possa utilizzare la ricerca sui materiali per posizionarsi in mercati ad alto valore aggiunto. L’artigianato non è necessariamente l’alternativa all’innovazione industriale. In alcuni casi può diventarne il laboratorio.

Matech e Galileo Visionary District: il collegamento tra ricerca e imprese

Un ruolo importante nella visibilità del progetto è svolto da Matech, centro di ricerca e consulenza sui materiali innovativi del Parco Scientifico Tecnologico Galileo Visionary District. La struttura, che nel 2026 celebra 25 anni di attività, si occupa di individuare nuove tecnologie dei materiali e favorirne l’applicazione nelle imprese.

Tra gli strumenti disponibili figura un archivio digitale che raccoglie informazioni su materiali innovativi e possibili utilizzi industriali. La collaborazione con Raimondo nasce proprio dall’interesse per le potenzialità del processo di recupero.

Secondo Eva Tenan, responsabile Ricerca e Sviluppo di Matech, la funzione del centro è anche mettere in relazione chi sviluppa nuovi materiali con le aziende che potrebbero utilizzarli. È un passaggio spesso decisivo per le piccole imprese innovative. Avere un brevetto o una tecnologia originale non significa automaticamente riuscire a raggiungere il mercato.

Servono contatti industriali, validazione delle applicazioni e opportunità di confronto con potenziali clienti. La partecipazione alla Venice Design Week può contribuire soprattutto a quest’ultima fase: presentare la tecnologia a designer, aziende e operatori interessati a nuovi materiali.

Alla Venice Design Week anche NUO, il legno che diventa flessibile

Accanto a Raimante, Matech presenta un secondo materiale innovativo: NUO. Il progetto nasce dalla collaborazione tra gli imprenditori italiani Marta e Marcello Antonelli e l’azienda tedesca Schorn & Groh, specializzata nelle impiallacciature.

L’obiettivo è ottenere una superficie che conservi l’aspetto del legno naturale, ma possa essere lavorata con una flessibilità adatta ad applicazioni tradizionalmente associate ad altri materiali. Il processo prevede l’applicazione di sottili fogli di legno su un supporto tessile e successive incisioni laser, che aumentano la capacità del materiale di piegarsi e adattarsi alle forme.

NUO viene proposto per applicazioni nell’interior design, nell’arredamento, nella moda e nell’automotive. È un approccio diverso da quello di Raimante, ma accomunato dalla stessa idea: utilizzare tecnologia e progettazione per ampliare le possibilità di impiego dei materiali.

Nel caso di NUO, l’attenzione è rivolta a rendere il legno flessibile e utilizzabile come alternativa ad alcuni rivestimenti tradizionali. Nel caso di Raimante, invece, il punto di partenza è il recupero di scarti industriali. Entrambi i progetti mostrano come l’innovazione nei materiali possa aprire nuovi mercati anche per imprese specializzate.

La sostenibilità deve diventare misurabile

Il recupero degli sfridi di carbonio offre una prospettiva interessante in termini di economia circolare. Utilizzare residui già disponibili può ridurre la quantità di materiale destinato allo smaltimento e creare nuove opportunità economiche.

Ma definire un prodotto sostenibile richiede anche di valutarne l’intero ciclo di vita. Per misurare l’effettivo beneficio ambientale di Raimante sarebbe utile conoscere, per esempio, l’energia impiegata nel processo, le eventuali resine o altri materiali aggiunti, la percentuale effettiva di scarto recuperato e le modalità di gestione del prodotto a fine vita.

Nelle fonti pubbliche consultate non sono disponibili dati completi di Life Cycle Assessment (LCA) o un confronto certificato dell’impronta ambientale rispetto a materiali alternativi.

La tecnologia presenta quindi un potenziale concreto di valorizzazione degli scarti, ma il suo impatto ambientale complessivo non può essere quantificato con i dati attualmente pubblici. È una distinzione importante, soprattutto in un mercato nel quale le dichiarazioni di sostenibilità sono sempre più rilevanti per clienti e imprese.

La sfida: trasformare un brevetto in un mercato

Il progetto di Enrico Raimondo racconta un aspetto dell’innovazione veneta che spesso rimane meno visibile rispetto alle grandi operazioni finanziarie o alle startup digitali. L’innovazione può nascere anche dall’osservazione di un problema produttivo e dalla capacità di trovare una soluzione tecnica originale.

Nel caso di Raimante, il problema è lo scarto della fibra di carbonio. La risposta è un materiale brevettato che cerca di conservarne una parte significativa delle proprietà, introducendo allo stesso tempo nuove possibilità estetiche. Le collaborazioni con il settore del lusso, le sperimentazioni nell’oreficeria e il supporto di Matech indicano possibili direzioni di sviluppo.

Rimangono però da verificare elementi fondamentali per una crescita industriale: volumi producibili, costi, redditività, certificazioni tecniche e domanda effettiva. Non sono stati comunicati fatturato dell’azienda, quantità di materiale recuperato ogni anno o valore economico delle collaborazioni. Per questo, più che parlare di un nuovo mercato già conquistato, è corretto descrivere Raimante come una tecnologia che sta cercando di ampliare le proprie applicazioni commerciali.

Il significato industriale resta rilevante. In un territorio manifatturiero come il Vicentino, anche gli scarti possono diventare il punto di partenza per nuove competenze, prodotti e opportunità di business.

La differenza la farà la capacità di trasformare un’intuizione artigianale in una produzione replicabile, economicamente sostenibile e riconosciuta dal mercato.

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