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Il Veneto mette 13 milioni a garanzia dei minibond: l’obiettivo è mobilitare 52 milioni per le PMI

La Regione istituisce una sezione dedicata ai basket bond all’interno del Fondo Veneto Patrimonializzazione. Le risorse pubbliche copriranno le prime perdite di portafogli obbligazionari, con un effetto leva potenziale di quattro volte. Per le imprese si apre una strada alternativa al credito bancario, ma il vero cambiamento sarà imparare a raccogliere capitale presentandosi agli investitori.

Per decenni il finanziamento delle piccole e medie imprese italiane ha seguito uno schema abbastanza semplice: l’imprenditore decideva di investire, preparava un business plan e si rivolgeva alla banca.

È un modello che ha accompagnato lo sviluppo industriale del Veneto, ma che presenta un limite: quando l’impresa dipende quasi esclusivamente dal credito bancario, anche la sua capacità di crescita finisce per dipendere dalle decisioni delle banche.

La Regione Veneto prova ad ampliare le alternative con un nuovo strumento di finanza strutturata.

La Giunta ha approvato la costituzione della Sezione Basket Bond nell’ambito del Fondo Veneto Patrimonializzazione, stanziando 13.089.875 euro, provenienti da risorse regionali e dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR).

L’obiettivo non è distribuire contributi a fondo perduto. È utilizzare denaro pubblico per ridurre una parte del rischio assunto dagli investitori privati, favorendo l’emissione di minibond da parte delle PMI venete.

Secondo la Regione, il meccanismo potrebbe attivare un volume di finanziamenti fino a quattro volte le risorse impegnate. In termini aritmetici, circa 52,36 milioni di euro. Una possibilità, non ancora un risultato.

Come funzionano i basket bond

Un minibond è un’obbligazione emessa da un’impresa per raccogliere capitale di debito presso investitori, secondo le condizioni previste dalla normativa. A differenza di un aumento di capitale, l’imprenditore non deve necessariamente cedere quote societarie. L’impresa assume però un debito, con obblighi di pagamento degli interessi e rimborso del capitale.

Il problema è che una singola emissione di dimensioni contenute può risultare poco interessante per un investitore istituzionale. I costi di analisi, documentazione e gestione possono essere elevati rispetto all’importo investito.

Il basket bond cerca di superare questo ostacolo aggregando le obbligazioni di più imprese in un portafoglio. In questo modo gli investitori possono finanziare contemporaneamente più aziende, distribuendo il rischio tra emittenti differenti. Per una PMI che difficilmente riuscirebbe ad accedere da sola al mercato obbligazionario, l’operazione collettiva può rendere percorribile una strada altrimenti troppo costosa o complessa.

Il meccanismo che trasforma 13 milioni in 52

La parte più importante del nuovo intervento è la garanzia. La Regione prevede un sistema di cash collateral, cioè risorse vincolate a copertura delle prime perdite eventualmente registrate dal portafoglio. La copertura potrà arrivare fino al 25% del valore complessivo delle obbligazioni aggregate.

Facciamo un esempio teorico.

Un portafoglio di minibond da 40 milioni di euro potrebbe essere accompagnato da una protezione pubblica sulle prime perdite fino a 10 milioni, se strutturato con una copertura del 25%. Il capitale privato finanzia le imprese. La garanzia pubblica interviene secondo le condizioni contrattuali nel caso in cui si verifichino perdite.

Applicando lo stesso rapporto all’intera dotazione regionale, si arriva a una capacità potenziale di circa 52,36 milioni di euro di emissioni. Ma il 25% rappresenta un limite massimo di copertura, non una perdita prevista. E il rapporto di quattro a uno è una stima di capacità finanziaria, non una garanzia che tutti i fondi saranno effettivamente impiegati.

Non sono contributi a fondo perduto

La distinzione è fondamentale. I 13,09 milioni non verranno semplicemente suddivisi tra le imprese beneficiarie. Non rappresentano nemmeno un finanziamento agevolato che ogni PMI potrà richiedere automaticamente.

Sono risorse destinate a sostenere la struttura di garanzia di operazioni obbligazionarie. Le imprese che emetteranno minibond dovranno comunque essere valutate sulla base della loro solidità economica, della capacità di generare cassa e della sostenibilità dell’indebitamento.

Il finanziamento va restituito. E questo rende i basket bond molto differenti dai bandi tradizionali.

Perché una PMI dovrebbe preferire un minibond?

Il credito bancario rimane essenziale. Un minibond non è necessariamente più economico di un prestito bancario, né è adatto a qualsiasi azienda. Può però essere interessante quando un’impresa deve finanziare investimenti di medio-lungo periodo, senza concentrare tutto il fabbisogno su un unico istituto.

Pensiamo a un produttore veneto che voglia costruire un nuovo stabilimento, automatizzare le linee, acquisire un concorrente oppure aprire una struttura commerciale all’estero. Un progetto di questo tipo richiede capitale e tempi di ritorno che possono essere diversi da quelli del normale finanziamento del circolante.

Avere più fonti di finanziamento significa poter negoziare meglio e costruire una struttura finanziaria coerente con gli investimenti. Non significa sostituire la banca. Significa non dipendere soltanto dalla banca.

Il vero ostacolo è la preparazione finanziaria delle PMI

Qui emerge un problema meno visibile. Molte imprese venete possiedono competenze industriali eccellenti, clienti internazionali e tecnologie difficili da replicare. Ma non tutte sono organizzate per dialogare con investitori istituzionali.

Il mercato dei capitali richiede informazioni, processi e capacità di pianificazione. Bilanci comprensibili. Flussi di cassa previsionali. Indebitamento sostenibile. Piani industriali credibili. Reporting periodico. Governance.

Un investitore non finanzia un’impresa soltanto perché produce un ottimo macchinario. Vuole capire come e quando il capitale prestato verrà restituito. Da questo punto di vista, l’accesso ai basket bond può diventare anche uno stimolo a migliorare la gestione finanziaria aziendale.

Crescere significa imparare a parlare con gli investitori

È un passaggio culturale rilevante per il capitalismo veneto. Molte PMI sono cresciute reinvestendo gli utili, utilizzando credito bancario e mantenendo un controllo familiare molto stretto.

Il modello ha funzionato per decenni.

Ma operazioni come acquisizioni internazionali, ampliamenti produttivi o investimenti tecnologici importanti possono richiedere una struttura finanziaria più articolata.

Il minibond offre una possibilità interessante: raccogliere debito sul mercato senza necessariamente aprire il capitale sociale. Non elimina il rischio finanziario. Anzi, un indebitamento eccessivo può mettere in difficoltà anche un’impresa redditizia. Ma amplia gli strumenti disponibili per chi possiede un piano industriale sostenibile.

Un tassello della finanza alternativa regionale

L’iniziativa si inserisce nel rafforzamento del Fondo Veneto Patrimonializzazione. La gestione operativa della nuova sezione sarà affidata a Veneto Innovazione. Nel frattempo la Regione sta approfondendo con Cassa Depositi e Prestiti possibili sinergie su basket bond, venture debt, strumenti rotativi e garanzie.

Sono strumenti diversi, destinati a esigenze differenti. Una startup tecnologica ancora in perdita può avere bisogno di equity. Un’impresa industriale redditizia che vuole acquisire un concorrente può valutare il debito. Una società che investe in un progetto con tempi di ritorno lunghi può aver bisogno di una combinazione di fonti.

Non esiste una soluzione finanziaria valida per tutte le imprese. E soprattutto non ogni azienda che desidera crescere è automaticamente pronta per emettere obbligazioni.

Quante imprese potranno beneficiarne?

È una delle domande alle quali, per ora, non si può rispondere. L’annuncio regionale non specifica ancora alcuni elementi decisivi per valutare concretamente lo strumento:

  • l’importo minimo e massimo delle singole emissioni;
  • i requisiti economici e dimensionali degli emittenti;
  • la durata dei minibond e il costo del finanziamento;
  • le modalità di selezione e le tempistiche operative;
  • gli investitori che sottoscriveranno i portafogli.

Senza queste informazioni non è possibile stimare in modo attendibile quante PMI venete potranno accedere all’iniziativa.

Un portafoglio da 52 milioni potrebbe finanziare poche operazioni relativamente grandi oppure un numero più elevato di emissioni contenute.

La differenza, per il tessuto produttivo regionale, sarebbe significativa.

Il successo non si misurerà soltanto nei milioni raccolti

Il Veneto possiede un sistema industriale caratterizzato da imprese spesso molto competitive sul prodotto, ma di dimensioni inferiori rispetto ai grandi concorrenti internazionali.

Uno strumento di finanza alternativa può contribuire a ridurre alcuni vincoli alla crescita. Ma la dotazione pubblica non basta a dimostrarne l’efficacia.

I risultati andranno misurati osservando quante imprese emetteranno effettivamente minibond, quanto capitale privato sarà mobilitato, a quali condizioni, con quali tempi e soprattutto per finanziare quali progetti.

Poi bisognerà verificare che cosa avranno prodotto quegli investimenti. Nuovi stabilimenti? Acquisizioni? Maggiore produttività? Export? Occupazione? E quale sarà il tasso di rimborso dei titoli?

Il successo di un basket bond non è raccogliere debito. È trasformare quel debito in crescita sostenibile.

La sfida è passare dalla banca al mercato, senza perdere solidità

La decisione della Regione Veneto ha quindi un significato che supera la dimensione, relativamente contenuta, dei 13 milioni stanziati. Introduce un incentivo a utilizzare il mercato dei capitali come parte ordinaria della finanza d’impresa. È un’evoluzione importante, soprattutto per aziende che vogliono crescere oltre la propria dimensione storica.

Ma il vero salto non sarà finanziario soltanto sulla carta. Sarà culturale. Perché un’impresa che vuole raccogliere capitale dagli investitori deve imparare a presentarsi non soltanto come un buon produttore, ma anche come un’organizzazione capace di pianificare, misurare e restituire il capitale ricevuto.

La Regione può contribuire a ridurre il rischio dell’investitore. Non può sostituire la qualità del progetto industriale. Ed è qui che si giocherà la partita. I 13 milioni possono aprire la porta al mercato dei capitali. Ma saranno le imprese a dover dimostrare di essere pronte ad attraversarla.

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