Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori del Veneto dal dicembre 2017, ai vertici dell’omonima azienda di famiglia Calearo Antenne Spa, operante nel settore automotive e telecomunicazioni, Eugenio Calearo Ciman è candidato alla guida di Confindustria Giovani. “Secondo me è importante cominciare a dare fiducia e responsabilità alle generazioni più giovani – dice a VenetoUP – e cambiare un po’ quello che purtroppo è un fattore culturale, tendente a premiare l’esperienza e non a gratificare un atteggiamento innovativo che può portare a un cambiamento“.
Secondo lei, le risorse annunciate dal Governo sono sufficienti per rilanciare il Paese profondamente colpito dell’emergenza sanitaria?
“Sono sufficienti nel momento in cui arrivano, ma non è stato ancora trovato un punto d’incontro sul Mes che sembrava esserci nell’immediatezza. C’è una disponibilità da parte dell’Unione europea di erogare quei fondi per la gestione dell’emergenza sanitaria, ma per atteggiamenti che non sono allineati all’interno delle forze governative stiamo ancora tentennando e mettendo le aziende in sofferenza perchè quell’erogazione andrebbe a coprire, per esempio, l’abbattimento dell’Irap chiesto da Confindustria”.
Lei è un imprenditore, e copre la carica di presidente di Confindustria Giovani Veneto. Un doppio punto di osservazione: quali sono i feedback che sta raccogliendo parlando con imprenditori giovani e meno giovani?
“Non ci sono feedback diversi a seconda del settore, c’è chi non si è mai fermato nonostante le difficoltà e chi invece ha dovuto chiudere anche per una carenza della domanda di servizi, soprattutto quelli rivolti alla persona. Dal punto di vista dell’imprenditoria, aleggia un senso di sfiducia rispetto a chi governa perchè in questa fase conviviamo con un’ampia componente di incertezza, che è quella che fa sballare i mercati e che crea i volteggi e le ondulazioni più importanti nel sistema borsistico, ma anche nella vita quotidiana delle imprese. Se non si conoscono le regole del gioco risulta difficile pianificare, anche nel breve termine, e quindi è facile capire che si brancola nel buio. Molti imprenditori stanno ragionando come se gli aiuti non arrivassero mai”.
Qual è la più grande sfida che l’italia deve affrontare per rimanere al passo con l’innovazione?
“Una sfida culturale, la più difficile. E bisogna ripensare al nostro sistema. Siamo spesso un passo indietro, abbiamo aziende eccellenti anche a livello internazionale ma che sono rallentate da un sistema che non riesce a stare al passo con la sola Europa”.
Ha in serbo delle proposte riconducibili al mondo dell’innovazione?
“Il mondo dell’innovazione per l’Italia è una nota molto dolente, in particolare quando si parla di innovazione tecnologica. Un sistema industriale notoriamente sottocapitalizzato fatica a implementare tecnologie e processi innovativi con un’efficienza pari a quella di aziende che possono permettersi di investire maggiormente. Non significa che negli ultimi anni si è investito poco, anche se in misura minore rispetto ai nostri vicini di casa, ma forse non siamo stati bravi a rendere certi meccanismi efficienti e produttivi”.

Classe ’82, Eugenio Calearo Ciman vanta una laurea in Scienze sociologiche a Padova e corsi di perfezionamento a Londra, San Francisco e Boston (alla Harvard University)
Sempre più giovani guardano all’estero per trovare una opportunità. Perché è ancora così difficile fare impresa in Italia?
“Questo è un problema enorme. Abbiamo un drenaggio di giovani che ha studiato nelle nostre università e che poi va all’estero perchè nel nostro Paese non viene valorizzato nel giusto modo. Si tratta di un tema di fattore economico, è ovvio che se non si hanno a disposizione risorse adeguate qualcuno cerchi fortuna altrove. In Italia bisogna fare i conti con un cuneo fiscale altissimo per cui le imprese non possono permettersi di valorizzare i talenti del nostro territorio. Sarebbe interessante chiedersi il motivo, invece, per cui i giovani dall’estero non decidano di venire qui…”.
E, in questo senso, in che cosa il governo dovrebbe assolutamente intervenire?
“Dovrebbe fare degli interventi mirati su classi di persone (giovani, laureati, donne ad esempio) e abbattere il cuneo fiscale per le imprese in determinati settori, evitando di mettere in atto interventi a pioggia che servono a ben poco”.
Cosa consiglierebbe a un giovane, con idee brillanti, che si affaccia al mondo dell’imprenditoria?
“Credo che avere una buona idea spesso e volentieri non basti. Ci appoggiamo sulle spalle dei giganti e siamo la generazione che si è formata più di tutte, sebbene ciò non sia sinonimo di successo perchè la competizione è globale e molto aggressiva. Per cui il mio consiglio è quello di aderire ai programmi di accelerazione più riconosciuti o che hanno un rateo di successo più alto perchè possono coprire le carenze, o comunque dare quegli strumenti, che la sola formazione non riesce a colmare”.
Startup è spesso sinonimo di innovazione: che cosa si potrebbe fare per formare o diffondere una cultura volta all’innovazione fin dal percorso scolastico?
“Il problema è grandissimo con la formazione. Il mondo dell’imprenditoria denuncia da anni la carenza di competenze da inserire nel mondo del lavoro. Quello che sarebbe interessante proporre, e che comunque non è un progetto facile, è far sì che sempre più imprese vadano a dare indicazioni su quelle che sono le competenze necessarie affinchè un giovane entri immediatamente nel mondo del lavoro. L’innovazione, meglio di altri, sa quale sia la direzione che il mercato sta prendendo e può definire quali competenze e tecnologie serviranno nel giro di pochi anni. Il fatto di essere formati in questo senso permette, a chi vorrà avviare un’impresa, di dare il proprio contributo e di creare un approccio open innovation con altre generazioni”.
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