🍹Startupper e aspiranti tali, ho una domanda: secondo voi, l’attesa della creazione della startup è essa stessa la startup? Penso di no, ma ho la sensazione che per molti sia così. L’altro giorno ho incontrato un ragazzo che conosco. Uno sveglio, di quelli entusiasti e sempre pieni di frizzantissime idee. Gli ho chiesto: “Allora, come va con quel progetto? Alla fine l’hai lanciato?”. Lui mi ha guardato con gli occhi che brillavano e ha risposto: “Guarda, siamo in un momento super-pazzesco, super-incredibile. Stiamo limando alcuni punti, abbiamo parlato con un paio di potenziali finanziatori e stiamo preparando di nuovo il business plan”. Ho avuto un dejà-vu. Perché circa dodici mesi fa mi aveva detto la stessa identica cosa, in un anno non è quasi cambiato nulla. Solo che ora il suo progetto ha un logo più minimal e le slide sono arrivate alla versione “Slide 50 def def def def def def”.
⏳ La liturgia della startup
Parliamoci chiaro, amici startupper, il ragazzo è bravo e non c’è niente di strano in questa situazione, purtroppo. Ormai siamo caduti in una trappola collettiva e in molti hanno iniziato a scambiare la liturgia delle startup con lavorare davvero a una startup.
Quando finisci in questo circolo vizioso non ti butti mai. Non solo perché niente ti sembra realmente pronto, ma perché è rassicurante. Finché sei in fase di validazione, finché sei una startup in fase di pre-lancio, sei protetto dal giudizio del mercato e delle persone. Nessuno può dirti davvero che la tua idea non funziona se non l’hai ancora lanciata, giusto? Sei in un limbo tra sogno e realtà, e non riesci a fare un salto fuori da questa zona di comfort.
🛳 Lascia il porto sicuro!
La verità è che una startup non è un’entità “mistica” o un modo di essere: è un business che prima o poi deve partire. A volte percepisco quasi una vergogna, oggi, nel dire che stai costruendo qualcosa di “normale”, una buona idea che forse non romperà tutti gli schemi, ma magari funzionerà.
Che poi, quello che a noi spesso appare come normale, banale o addirittura noioso, per gli altri non lo è. Se passate mesi e mesi sugli stessi dettagli del vostro progetto, è chiaro che a un certo punto non ne percepirete più il fascino! Quindi la soluzione è una sola: date l’opportunità ad altri di vedere o non vedere nel vostro progetto quella scintilla che per voi, stremati dal perfezionarla, non basta più.
Respirate, fate un passo indietro, e rendetevi conto di quanto avete fatto finora, e lasciate quel porto sicuro della validazione per lanciarvi nei mari del business! Sistemare i font di una presentazione è importante, ma fino a un certo punto. Fare business è (anche) un’altra cosa. E prima o poi dovrete affrontarla, amici procrastinatori.
💬 Una riflessione finale
Non vorrei essere stato troppo brutale, lungi da me ergermi a guru motivazionale. Lo so che tutto questo fa paura, mettere la propria creatura davanti a qualcuno che potrebbe dirti “non mi serve” o, peggio, ignorarti del tutto, è una sensazione che toglie il fiato. Ma ricordatevi, amici di Sabato Spritz, che un’idea buona chiusa in un cassetto rimane solo un sogno nel cassetto, mentre un progetto che sbaglia, che inciampa e che si corregge è già un’impresa.
Potete scegliere se vedere il mercato come il mostro pronto a mangiarvi, oppure come qualcuno di molto complicato e severo, i cui “no” possono aiutarvi a creare qualcosa di vero, di solido, di vostro. Quindi, stasera, tra un sorso e l’altro del vostro spritz, fate un brindisi non all’idea definitiva, ma al coraggio di essere imperfetti e alla voglia di iniziare finalmente a fare sul serio.
Io tifo per voi, ma voi iniziate a correre! 🥂
Andrea
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