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Finanza etica e mobilità green valgono più della raccolta differenziata

Spesso pensiamo di essere sostenibili, ma in realtà non lo siamo affatto. È quanto emerge dal Sondaggio Ener2Crowd Coscienza Verde 2022 commissionato da Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico, all’International Center for Social Research (ICSR).

Molti di noi, ad esempio, pensano che il riciclo dei rifiuti mediante una diligente raccolta differenziata sia il fattore che più impatta sull’ambiente. Ma non è così: secondo gli esperti sono invece le abitudini legate alla mobilità ed alla finanza ad incidere maggiormente sulla sostenibilità. Perfino l’alimentazione, sia in quanto a scelta di alimenti sostenibili che nel contrasto agli sprechi alimentari, è in grado di produrre benefici ambientali maggiori rispetto alla raccolta differenziata. Ed anche in questo caso non vi è questa percezione da parte della cittadinanza.

La ricerca è stata realizzata a giugno 2022 su un campione di 2 mila uomini e 2 mila donne residenti in Italia, di età compresa tra i 18 ed i 75 anni, con campionamento stratificato per quote di genere per le seguenti fasce di età:

  1. maggiorenni under-27 (nativi digitali);
  2. 27-40 anni (millennial); 
  3. 41-56 anni (X generation); 
  4. 57-75 anni (baby boomer).

Per i valori percentuali relativi al totale degli intervistati, ad un livello di confidenza del 98,86%, il margine di errore relativo ai risultati del sondaggio è stato calcolato pari al 2,04%.

Gli ambiti considerati nel sondaggio sono: raccolta differenziata, alimentazione, mobilità, energia e finanza. Secondo lo studio, considerando l’intero campione, includendo quindi entrambi i sessi in tutte le fasce di età, l’ambito nel quale scelte dei cittadini sarebbero più efficaci per invertire la rotta del cambiamento climatico seguirebbero la seguente scala: al primo posto la raccolta differenziata (27,33%), seguita da energia (21,68%) e mobilità (19,23%). Chiudono la graduatoria finanza (16,63%) ed alimentazione (15,15%). Ma questa graduatoria cambia totalmente se si prendono in considerazione i nativi digitali di sesso maschile: in tal caso è la finanza a conquistare il primo posto con il 24,60%. La percentuale di chi pensa si possa salvare il pianeta con la finanza green rimane alta anche tra i millennial uomini (20,80%) e tra le donne baby boomer (25,80%) e quelle under-27 (19,40%). Mentre cala drasticamente al 5,40% tra gli uomini baby boomer ed all’8% per la X-generation di sesso maschile.

Insomma, gli italiani sono mediamente molto attenti alla gestione dei rifiuti (è il problema che a torto percepiscono essere più importante), mentre i punti più deboli, insieme alla finanza, rimangono l’alimentazione (15,15% nel campione totale) e la mobilità (23%). La coscienza green è un’altra cosa. Secondo gli esperti quello dei rifiuti è un problema minore rispetto ad altri che invece continuiamo a sottovalutare. Come appunto l’alimentazione, la mobilità e la finanza. Quest’ultima da sola, con scelte etiche, sarebbe in grado di risolvere tutti i problemi legati all’ambiente e al riscaldamento globale.

Quanto si potrebbe fare in larga scala? I capitali di risparmio in Italia ammontano complessivamente all’impressionante somma di oltre 4 mila miliardi di euro: investendo tutta la ricchezza liquida, pari a 1.500 miliardi di euro, saremmo in grado di ridurre del 160% tutte le emissioni prodotte dal nostro Paese, generando un aumento del PIL, da benefici economici derivanti da rendimenti e tassazione, pari al 4%. Si tratterebbe, nel gioco delle medie, di 70 mila euro pro-capite che investiti nella sostenibilità ambientale ed energetica porterebbe ad una crescita maggiore a quella dell’intera economia Cinese prima del Coronavirus.

Chi potrebbero essere questi Eroi Verdi disposti a guardare con speranza al futuro, sia per sé che per le generazioni a venire, rendendosene direttamente responsabili? L’idealtipo tracciato dalla piattaforma lending crowdfunding insieme al GreenVestingForum.it è quello di un 45enne maschio che già ha partecipato altre volte a finanziare la transizione energetica e che ha una disponibilità di 14 mila euro annui da investire. Il tipo ideale femminile, che rappresenta un quinto del totale degli investitori, ha invece 48 anni e può investire 11 mila euro annui.

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