Clubhouse, il nuovo social solo audio: “Diventerà presto d’interesse anche per i brand”

Si chiama Clubhouse, e potrebbe ben presto diventare il social del 2021. La piattaforma non ammette foto e video, neppure testi. La sua forza si basa interamente sul mezzo audio che permette agli utenti di interagire, partecipando in tempo reale a discussioni di vario genere. Nato ad aprile 2020, l’idea arriva dalla Silicon Valley dall’imprenditore Paul Davison e dall’ex ingegnere Google Rohan Seth. Clubhouse ha già raggiunto quasi 2 milioni di iscritti, pur essendo ancora in fase beta e disponibile per i soli dispositivi iOS, e conquistato gli Stati Uniti, dove è considerato il social del momento.

L’accesso, per ora, è consentito solamente su invito da parte di qualche utente già iscritto. Le interazioni avvengono all’interno di stanze, pubbliche o private, gestite da un moderatore che ha la facoltà di dare o togliere voce agli utenti presenti. Quando si entra in una stanza aperta, si può ascoltare e intervenire alzando virtualmente la mano: sarà il moderatore a decidere a chi dare la parola. Importante sapere, in termini di privacy, che le discussioni non possono essere registrate e vengono rimosse alla chiusura della stanza.

Gli italiani sulla piattaforma non sono moltissimi, ma crescono ogni giorno di
più grazie anche all’intuizione di Federico Cecchin, Ana Maria Fella e dell’imprenditrice digitale vicentina Marta Basso. Insieme hanno dato vita alla community italiana più grande sulla piattaforma, ClubhouseItalia: “La vera forza di Clubhouse è il mezzo audio: ingaggia anche se siamo impegnati in altre attività, intrattiene e fa socializzare, e attiva l’immaginazione“, spiega Basso, convinta che le aziende implementeranno la loro strategia con il social: “Il meccanismo a tema diventerà presto di grosso interesse anche per i brand. Anche per questo puntiamo su Clubhouse come fenomeno social del 2021“.

Clubhouse ha attirato sin da subito l’attenzione dei venture capital, facendone schizzare la valutazione vicino al miliardo. Ora il social dovrà puntare a una crescita su larga scala, che potrebbe voler dire sacrificare la sua “aria esclusiva” a favore dell’apertura alle masse.

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