Startup, quando e perchè rivolgersi a uno studio legale: parla l’avvocato Diego Bucci

Regole di gioco chiare sono sinonimo di serietà“. Per una startup, e per tutte le imprese, è in questo senso fondamentale non sottrarsi all’aiuto di consulenti legali qualificati. VenetoUP ha raccolto il punto di vista di Diego Bucci, avvocato dal 2009. Si è sempre occupato di diritto civile e, nel corso degli anni, ha raffinato il focus sull’ambito imprenditoriale, sia per quanto riguarda attività di consulenza sia in fase contenziosa. Dal 2011 ha uno studio in proprio a Vicenza e opera prevalentemente nel territorio vicentino.

In che modo un avvocato può aiutare una startup? Si occupa solo di redigere i contratti o ci sono altri aspetti in cui può essere di supporto? 

“Credo che possa essere di supporto in una duplice veste. Da un lato quando si tratta di capire che forma giuridica dare all’impresa e dall’altro risulta utile un confronto con il legale per quanto riguarda la struttura organizzativa da dare alla società. Non è soltanto un affiancamento per quanto concerne i contratti, pur fondamentali. Un’impresa deve partire da regole chiare, a cominciare dai rapporti che andrà a creare. Sia quelli inerenti all’offerta del prodotto sul mercato, sia quelli con i fornitori per la realizzazione del core business. Credo in un affiancamento attivo già quando l’imprenditore possiede un’idea, ma magari non ha ben chiara la struttura da dare all’impresa. Per questo penso sia utile anche la multidisciplinarietà: è importante che ogni professionista faccia la propria parte secondo le proprie competenze”.

Per una startup quando è il momento migliore per rivolgersi a uno studio legale? Quando deve ancora essere costituita la società o nel momento in cui arrivano gli investitori?  

“Il migliore momento è quello iniziale, quando si stende lo statuto e quando si fa l’atto costitutivo. Quindi già dall’avvio, la fase in cui nasce la startup. Spesso mi capitano situazioni dove lo statuto è ben fatto, ma non rispecchia le idee organizzative che gli imprenditori avevano in mente all’inizio. Credo che già dalla nascita è bene rivolgersi ad un consulente, che possa indicare la forma giuridica più adeguata per la startup. Questo punto è fondamentale, poi arriveranno altri problemi, altre situazioni che richiederanno l’intervento di un legale. Tuttavia, all’inizio è bene che ci sia un affiancamento, cosicché le regole siano chiare dal principio all’interno della realtà imprenditoriale”.

Il tema di governance di una startup è spesso sottovalutato. Da un punto di vista legale, quanto è importante invece e perché?

“Dal mio punto di vista è molto importante. Quando parliamo di governance parliamo dell’organizzazione di gestione dell’attività di impresa. E’ chiaro che se l’imprenditore detta regole giuridicamente chiare su chi fa cosa ad esempio, con che compenso, con che responsabilità o con che poteri di rappresentanza si è già dato delle regole anche su come gestire eventuali problematiche. Se si sottovalutano questi step, per concentrarsi solamente sullo sviluppo dell’idea e tralasciando tutti gli altri aspetti, si rischia di danneggiare la startup e di rallentare l’obiettivo di business”.

Startup e investitori: come modellare la governance della startup quando si è pronti per far entrare investitori quali business Angel e Venture Capitalist? Quali sono gli errori da evitare?

“Secondo me, in questo senso, è molto importante ipotizzare di fare dei patti parasociali. Mi spiego. Il Business Angel o il VC apportano risorse all’interno della startup. E’ chiaro che giuridicamente possono avere vesti diverse, sulla base ad esempio degli obiettivi della startup o delle dimensioni. Penso sia questo l’ambito dove i patti parasociali vengono molto in aiuto. Mentre lo statuto sancisce delle regole abbastanza standard per quanto riguarda le partecipazioni o il ruolo dei soci, spesso il Business Angel fa un’attività che è parallela a quella dell’imprenditore. Quindi è un po’ un ibrido, non si sa bene se si possa equiparare a tutti gli effetti a un socio. Ecco che diventa importante stipulare un contratto che viaggia parallelo rispetto allo statuto e dove vanno inserite regole chiare”.

Tutte le imprese, e ancor di più le startup, sono alla caccia di finanziamenti: quali le regole, da un punto di vista legale, per scegliere il canale di finanziamento più adatto?

“In primis occorre prestare attenzione alle forme di investimento. Ci sono norme di antiriciclaggio molto chiare e stringenti, si rischia di essere coinvolti in procedimenti a volte solo per aver ipotizzato in buona fede che la provenienza dei capitali fosse limpida. Se fossi un giovane imprenditore, diffiderei dalle sirene di soldi pronti e facili. Guarderei molto chi propone il finanziamento. Quindi consiglio di guardare le credenziali dell’investitore e di porre attenzione alla due diligence, la quale credo che sia la principale forma di tutela per gli imprenditori”.

Registrazione e tutela di marchi, brevetti, copyright sul web: quali suggerimenti dare?

“La registrazione di eventuali marchi e brevetti è essenziale, vale per ogni tipo di impresa ma è ancora più importante per una startup. Spesso si tende a sottovalutare il marchio che accompagna il prodotto, quando lo stesso potrebbe valere più del prodotto che si immette sul mercato. Quindi credo che la registrazione sia un investimento essenziale, forse anche il primo da fare per evitare situazioni di contrasto con altre imprese. E’ un po’ la stessa cosa quando si tratta di copyright. Oggi si naviga molto sul web, è importante proteggere la propria idea in modo che, in caso di contestazione, ci sia uno strumento di difesa. Ci sono vari modi affinchè la tutela della proprietà intellettuale non corra rischi, in questo caso è essenziale un’assistenza qualificata”.

Nel ciclo di vita di una startup, quali sono gli errori che si commettono maggiormente?

“All’inizio si si sbaglia nel non ponderare con consulenti adeguati i vari aspetti della formalizzazione della struttura d’impresa. Spesso si bada di più alla superficialità, rischiando di non dare alla società prospettive di crescita. Successivamente, quando si inizia a vendere il prodotto sul mercato, risulta essere importante la consulenza per gli aspetti contrattuali. Quando si creano delle sinergie, soprattutto commerciali, serve specificare bene se e che tipo di rapporti contrattuali sono in atto. Il rischio, in questo caso, è di arrivare a dei contenziosi. Per ultimo, quando la startup cresce e diventa una realtà consolidata, non ci si deve scordare il punto di partenza. Il consiglio è quindi di tenere a mente che diventare grandi non implica aver imparato tutto: le difficoltà, i dubbi della fase iniziale possono tornare, perchè ci si affaccia sempre più a un mare più grande. E’ importante rivolgersi, e non sottrarsi, all’aiuto di quei consulenti che riescano a supportare al meglio lo sviluppo dell’impresa. In sede di contratti dipendenti, inoltre, è essenziale scegliere le tipologie convenienti per l’azienda. E avere presente che assumere è abbastanza semplice, interrompere il rapporto di lavoro è invece difficile. Quindi massima attenzione a quel che si fa. Il costo del lavoro, come sappiamo, è una delle voci che incide molto sull’economia dell’azienda”.

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